Venerabilis Servi Dei

JOANNIS LEONIS LE PREVOST

(specimen decreti super virtutibus)

 

 

"Ambulate in dilectione, sicut et Christus dilexit nos et tradidit seipsum pro nobis oblationem et hostiam Deo in odorem suavitatis" (Ephes. 5,2)

 

Questo programma di vita e di apostolato indicato da san Paolo Ë stato accolto dal laico Giovanni Leone Le Prevost, poco dopo che ebbe ripreso a vivere la vita cristiana; la carit‡ rimase per tutta la sua vita un faro. Egli traduceva il consiglio di Paolo cosÏ: "E' la carità che ci trascina e ci coinvolge nella sua azione. La carità non sbaglia e non rimane lungo la strada: una volta accesa, bisogna che si diffonda, brilli e porti lontano il suo calore. Tutto le serve da alimento, non abbiamo dunque paura, cari amici, non pensiamo troppo alla nostra indegnit‡ che spesso ci arresta e ci rende timidi. La carit‡, comme la fiamma, consuma e purifica..." (Lettera del 26 agosto 1847)

 

Questo generoso e ardente Servo di Dio nacque a Caudebec-en-Caux, in Normandia, qualche anno dopo la Rivoluzione francese, il 10 agosto 1803. I genitori furono Jean-Louis-Claude Le Prevost, tintore e Françoise Catherine Pitel, casalinga. Purtroppo la mamma morÏ l'anno seguente la nascita di Jean-LÈon. Il 22 aprile 1805, il padre decise di sposare Rosalie Duchatard, la quale fu una ottima mamma per i figli, una brava educatrice, e molto religiosa. Dopo una frattura della gamba il piccolo fu portato in diversi santuari della regione per chiedere la guarigione.

 

Alla morte del padre (il 22 agosto 1822) il giovane dovette smettere gli studi per aiutare la famiglia e rinunziò alla sua parte di eredità dicendo "la mia educazione mi basta!"

 

Fu insegnante per qualche anno; a Lisieux allogggiava con dei sacerdoti e pensÚ a diventare anche lui sacerdote, ma sentÏ una resistenza da parte della madre e della sorella e non diede seguito al proposito. Per alcuni anni trascurò la pratica religiosa. Lo ritroviamo a Parigi, impiegato al Ministero degli Affari ecclesiastici  e dell'Istruzione pubblica; frequenta i grandi della letteratura, come Hugo, Sainte-Beuve, de Montalembert, Victor Pavie, ecc. Quest'ultimo lo aiutÚ a ravvivare la sua fede; da allora egli cercava un sopporto alla sua fede, una dedizione concreta e scoprÏ il piccolo gruppo degli universitari, il Beato Federico Ozanam e i suoi compagni, attorno a Emmanuel Bailly. Fu invitato a far parte del gruppo della "Conferenza di carità" e fu lui a suggerire il nuovo nome di "conferenza di San Vincenzo de' Paoli". Egli chiese anche la moltiplicazione del gruppo dei "vincenziani" e fu a lungo il presidente della Conferenza di San Sulpizio (di Parigi). Le Prevost crÈÚ l'associazione detta della SAINTE-FAMILLE, con lo scopo di radunare e dare una formazione religiosa alle famiglie povere. La formula passÚ a tante altre conferenze in seguito. VisitÚ i giovani detenuti, aprÏ una biblioteca per i poveri; questa iniziativa era l'occasione per tanti di scambiare, sfogarsi o rivelare i problemi di famiglia o difficolt‡ economiche, ecc. Durante le ferie estive dei confratelli della conferenza di S. Vincenzo de' Paoli il Servo di Dio rimaneva al posto per aiutare i poveri.

 

"E' la carit‡, scriveva ancora il 26 agosto 1847, che ci sospinge e ci assilla, da lei siamo mossi, da lei cosÏ ardente, cosÏ possente, da lei forza,volont‡, amore, amore infinito, amore di Dio". Le Prevost trovava la sua energia, la sua ispirazione e la sua inventiva nella preghiera. Ogni mattina andava alla cappella dei Lazzaristi, Via de SËvre, per partecipare alla santa Messa e fare orazione ai piedi dell'urna di san Vincenzo de' Paoli, il suo Patrono Santo. CosÏ un giorno, proprio in questa cappella, ebbe una ispirazione di formare un gruppo di apostoli per dedicarsi alle opere di zelo e di carit‡ non soltanto all'occasione o dopo il lavoro quotidiano, ma a tempo pieno.

 

Seppe aspettare mesi e mesi prima di trovare chi volesse avviare detta fondazione. Dopo aver invitato sette giovani, trovò un unico confratello vincenziano, proveniente da Angers, che aveva avuto la stessa ispirazione. Per di pi˘ il Servo di Dio non poteva far parte della fondazione, perchÈ era sposato.

Infatti pensava al sacerdozio da tempo, ma i suoi consiglieri ecclesiastici gli indicarono un'altra via. Ubbidì e dopo aver pregato, sposò il 19 giugno 1834 la signora Aure Etiennette De Lafond (1785 - 1859). Il suo fu un matrimonio speciale, perchè i due promessi sposi furono d'accordo per vivere il loro impegno da fratello e sorella. Il Servo di Dio si dedicÚ alla preghiera nella speranza di "convertire" la sposa che non era credente. Vissero insieme per undici anni.

 

Durante il primo anno di fondazione dell'Istituto dei Fratelli di San Vincenzo de' Paoli (1845-1846), Jean-LÈon accompagnÚ ogni sera l'unico "religioso" aiutandolo nella sua formazione, incorraggiandolo nel ministero presso gli apprendisti di un oratorio. Fu allora che gli venne il pensiero di chiedere alla moglie se poteva dedicarsi di pi˘ alle opere di carit‡ e nella consacrazione religiosa. Seppe aspettare una risposta chiara e libera da parte della moglie e potÈ impegnarsi quando quest'ultima decise di andare a vivere presso un Istituto di Suore.

 

Il piccolo Istituto vide arrivare un terzo e un quarto membro. Per assistere i giovani sul piano spirituale occorreva l'intervento di sacerdoti, i quali venivano quando potevano. Nel 1850 un vincenziano, gi‡ "ausiliare" nel ministero del Servo di Dio, fu ordinato sacerdote per la diocesi di Parigi e chiese di entrare a far parte della piccola comunit‡ (il Servo di Dio Enrico Planchat, ucciso durante la Commune). CosÏ lo Spirito Santo diede piena forma alla nuova congregazione, costituendola con laici e sacerdoti.

 

Il Servo di Dio proseguÏ la sua dedizione e curò i piccoli, i giovani, le famiglie, gli anziani, in una parola, cercava di ogni forma di apostolato; egli scriveva infatti, nel prima Regola, "I Fratelli di San Vincenzo de' Paoli non si fermano a nessuna forma di carità, lasciando alla Providenza la responsabilit‡ di impegnarli a suo gradimento, secondo i bisogni del momento" (1847). La Comunit‡ religiosa cresceva pian piano, fiduciosa nel Signore per il suo sviluppo religioso e apostolico.

 

Intanto la Signora De Lafond in Le Prevost morÏ nelle disposizioni di fede cristiana nel novembre 1859. Parecchi consiglieri indicarono allora al Servo di Dio di rispondere alla sua vocazione di origine; cosÏ il fondatore fu ordinato sacerdote il 22 dicembre 1860. Fu il "sacerdote di Nostra Signora di La Salette" nel piccolo santuario che fece costruire vicino all'orfanatrofio di Vaugirard (Parigi). NutrÏ una profonda devozione mariana; il vocabolo di Maria reconciliatrice dei peccatori corrispondeva al suo carisma di fondazione.

Si lasciÚ guidare dallo Spirito Santo in ogni circostanza. La prima Regola dice: "Ci conviene di essere docili, di aprire l'orecchio del nostro cuore per sentire la sua voce, essere attenti per osservare i movimenti della sua sapienza e cedere ai minimi impulsi della sua grazia". Con la sua carit‡ e prudenza potÈ superare i problemi tra il suo Istituto e la Societ‡ di San Vincenzo de' Paoli, allora responsabile finanziaria di parecchie attivit‡ caritative.

 

Da tempo cercava di formulare le costitutuzioni della Congregazione. Venne a Roma nel 1869 per presentare queste Costituzioni al Dicastero competente e per chiedere al Santo Padre la sua benedizione.

La salute precaria lo spinse a lasciare qualche responsabilit‡ dell'Istituto a un altro (1871) e si ritirÚ umilmente in una casa di formazione per il resto della sua vita: "raccolgo, diceva, le poche forze che mi restano per pregare Dio che conservi la piccola comunit‡ nello spirito de san Vincenzo de' Paoli, in grande spirito di umilt‡, di semplicit‡, di carit‡"..

 

MorÏ nei sentimenti di abandono al Sacro Cuore di Ges˘ il 30 ottobre 1874 e fu sepolto nella cappella della "Casa di Chaville" (diocesi di Versaglia). La sua fama di santit‡ viene riassunta in questi termini: "un eccellente  padre e superiore vi Ë tolto, ma avete un santo e un protettore nel cielo" (E. Mourrier s.j). E un giornale del 3 novembre 1874 scriveva: "M. Le Prevost era appena conosciuto fuori. Faceva il bene senza ostentazione, dandosi tutto intero e animando tutto attorno a lui del suo spirito di dedizione, di umilt‡ e di vera carit‡. Era un vero amico del popolo, che praticava la fraternit‡ tra il padrone e l'operaio..." 

Come il Cristo "pertransiit benefaciendo"...(Atti 10,38) o come un altro teste lo dichiara, "avendo una immensa carit‡ per i poveri".

 

A causa delle persecuzioni fatte ai religiosi all'inizio di questo secolo la salma fu trasferita nel cimitero di Chaville (1907) e dopo il riconoscimento della salma durante il Processo diocesano, essa fu trasferita nella cappella del santuario di Nostra Signora di La Salette di Vaugirard, Parigi (1938).

 

La Causa di beatificazione e di canonizzazione iniziÚ nella diocesi di Parigi con la celebrazione del Processo Ordinario (1937 - 1943). Nel 1976 la Positio super Causae introductione venne presentata, ma l'UfficioHistorico-Agiografico rivette l'incarico di costruire una Positio super virtutibus, la quale fu presentata e approvata dai Consultori Historici il 25 ottobre 1988. Il 17 marzo 1998 ebbe luogo il Congresso dei Teologi Consultori con esito positivo. Il 10 novembre dello stesso anno i Padri Cardinali e Vescovi radunati durante una Sessione Ordinaria, Causae Ponente Excellentissimo domino Aloisio Barbarito, Archiepiscopo titulari Florentinensi, confessi sunt sacerdotem Joannem Leonem Le Prevost virtutes theologales, cardinales et iis adnexas ut heroas addecet explicavisse.

 

Congregazione delle cause dei santi,

21 dicembre 1998